28 settembre 2011

Tributi. Dal primo ottobre in arrivo gli avvisi esecutivi. Affiliamo le armi contro l’Agenzia delle Entrate ?

Siamo ormai prossimi alla data fatidica del 1 ottobre 2011 e all’operatività della cosiddetta famigerata ”concentrazione della riscossione nell’accertamento” stabilita dalla manovra estiva 2010 e già rinviata lo scorso luglio.

Con l’art. 29 del D.L. 78/2010 gli avvisi di accertamento dell’Agenzia delle Entrate a far data da sabato prossimo diventeranno esecutivi trascorsi sessanta giorni dalla notifica al contribuente costituendo quindi titolo per la riscossione dei tributi cui si riferiscono e per l’esecuzione forzata.

La novità interesserà le imposte sui redditi, le relative addizionali,l’IVA e l’IRAP mentre i periodi di imposta su cui potrà basarsi l’avviso non saranno antecedenti al 2007, rimanendo esclusi tra l’altro i tributi doganali e l’imposta di registro.

Gli atti di accertamento in arrivo dovranno contenere l’intimazione ad adempiere ovvero pagare le somme dovute secondo il Fisco entro sessanta giorni, termine anche per presentare l’eventuale ricorso al giudice tributario e l’avviso che decorsi trenta giorni dal termine per il pagamento il recupero delle somme verrà affidato all’agente della riscossione che potrà procedere con l’esecuzione forzata ai danni del contribuente.

A questo proposito il recente Decreto Sviluppo convertito nella legge 106/2011 ha stabilito che l’esecuzione forzata viene sospesa per centottanta giorni dall’affidamento agli agenti di riscossione e questo sia per chi presenterà il ricorso con l’istanza di sospensione dell’esecutività che per il contribuente che farà acquiescenza all’atto fatta salva però la possibilità per il concessionario di cautelarsi con il sequestro conservativo dei beni, iscrizione di ipoteca o fermo amministrativo ai danni del contribuente la cui situazione evidenzi fondati motivi di pericolo per il buon esito della riscossione.

Quindi il Fisco stringe o cerca di stringere le sue maglie e si sono levate voci preoccupate secondo cui questa novità potrebbe comportare inserire nel “pescato” in maniera indiscriminata anche coloro che non lo meritano.

Staremo a vedere, per ora è certo che con l’incremento vertiginoso delle istanze di sospensiva nei ricorsi i giudici tributari dovranno farsi in quattro, rimanendo purtroppo in due cioè a ranghi ridotti salvo novità, per assicurare una prima rapida valutazione sul periculum in mora addotto dal contribuente.

Ai contribuenti “avvisati” dal 1 ottobre, da tributarista devo suggerire di attivarsi con immediatezza dopo aver ricevuto la notifica dell’avviso di accertamento rivolgendosi senza indugio a professionisti del tributario giudiziale per una celere valutazione delle strade da intraprendere ovvero pagare le somme dovute entro i sessanta giorni dalla notifica con le sanzioni ridotte, presentare la domanda di accertamento con adesione che sospende il pagamento per altri novanta giorni oppure far redigere il ricorso alla commissione tributaria competente con istanza di sospensiva dell’esecutività da motivarsi a dovere evidenziando il fumus boni iuris e il periculum in mora e l’esistenza di motivi di urgenza per la trattazione chiedendo fissarsi una udienza precedente quella di merito.

L’accoglimento della sospensiva, che può essere presentata anche in sede amministrativa all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate che ha emesso l’atto, eviterà il pagamento di un terzo delle somme richieste.  

Ricordiamo che l’istanza di annullamento in autotutela all’ufficio che ha emesso l’atto non sospende i termini per impugnare l’avviso di accertamento.

Ed ora ai lettori le opinioni sulla offensiva del Fisco in arrivo, ricordando che l’imperativo è sempre batter cassa !

Studio Legale De Valeri Roma
studiolegaledevaleri@gmail.com

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10 Commenti a “Tributi. Dal primo ottobre in arrivo gli avvisi esecutivi. Affiliamo le armi contro l’Agenzia delle Entrate ?”

  1. rosa scrive:

    ciao a tutti, lavoro in una azienda a livello nazionale. Dato il nuovo D.L. in materia di accertamento e riscossione immediata, sarà alquanto difficile ottenere la sospensione della riscossione facendo valere il fumus boni iuris e periculum in mora per una grande azienda. Chi li rivedrà più i soldi, una volta pagati all’Erario? ma perchè invece non viene intensificata la lotta all’evasione?

  2. dvd scrive:

    Rosa, perchè costa sacrificio e fatica. Per fare quello che dici bisogna lavorare a rischio di fare flop e il budget ne potrebbe soffrire e questo guai a dio.
    Ecco perchè non si intensifica la lotta ma si perferisce pescare a strascico nel mucchio – di chi rimane dico io.
    Tra poco così continuando le regioni confinanti con paesi cee vedranno diminuire drasticamente il numero delle imprese perchè si domicilieranno all’estero e chi non riesce a fare ciò per evidente distanza fisica rischia di vedersi accertato un giorno con lo studio di settore, il giorno dopo il socio operativo con lo spesometro ed il giorno dopo ancora la moglie o il figlio dell’altro socio, mediante invio di faldoni di carta (almeno 50 pagine – se sono meno la cosa è poco seria)a cui dovere rispondere prontamente e con estrema precisione (tanto che cosa debbono fare costoro se non quello – forse lavorare !? ma non scherziamo)anche per dati che sono già a disposizione dell’amministrazione; ma l’andare a cercarli e il metterli insieme in senso “organico” non è da tutti sai Rosa, è assai più facile e a modi “poliziotto”, chiedere.

  3. rosa scrive:

    scusa, DVD, ma a dire il vero una società di capitali o di persone con sede all’estero ma che abbia stabile organizzazione in Italia (di mezzi e di persone) non dovrebbe sfuggire alle maglie del fisco, perchè vuol dire che produrrà reddito in Italia,
    ricordo bene anche l’articolo di anni fa del FISCo che parlava dello svolgimento dell’accertamento fiscale al maestro Pavarotti…
    possiamo essere ottimisti almeno in questo, spero.

  4. dvd scrive:

    Beh, per il caso Pavarotti la situazione era diversa, nel senso che la riconducibilità del reddito in Italia è stata provata se non ricordo male perchè qui stabilita la sede principale dei suoi interessi (provata da atti e fatti giudicati sufficienti) e la sua prestazione era (purtroppo non è più)talmente personale che trovata la sede si è trovato il luogo dell’imposizione fiscale. Per il caso di aziende internazionali di produzione di beni e servizi il problema è per me facilmente aggirabile, volendo, e la mia preoccupazione sopra è che così facendo (come tu dicevi sopra ossia segnale/li persecutorio/i da parte delle istituzioni in genere – stato – mi pare di capire) la cosa non potrà per me fare altro che diffondersi a macchia d’olio e interessare sempre più anche i c.d. “piccoli” che sono la maggioranza poi.
    Mi auguro che la bellezza del “bel paese” alla Totò, duri ancora per molto e nel fratempo qualcuno si svegli dal sonno atavico perchè per ora per me è solo questo che ancora tiene.
    Per capire meglio cosa intendo dire potrebbe essere interessante verificare che cosa stà accadendo oggi in Slovenia ad esempio, ma rimandiamo.
    Circa la tua osservazione della stabile organizzazione è giusta ma non necessaria/sufficiente sai;in Italia potrebbe restare solo ufficio ordini e rappresentanza e fino a che serve ossia fino a che “tiene” lo slogan commerciale “la bella Italia” e non necessariamente la produzione e/o commercializzazione e mi pare che alcuni esempi di rilevanza nazionale si stiano comportando in tale senso anche se con “garbo” e a piccoli passi per ora …!
    Concludendo Rosa ti segnalo articolo apparso oggi su Il Giornale a firma Porro “crollo e lavoro nero” che per me bene rappresenta “il pericolo” che stiamo velocemente correndo e che proprio non comprendo, perchè miope e stupido all’inverosimile….!

  5. rosa scrive:

    Purtroppo quanto scritto da Porro è vero…prevale e prevarrà il lavoro nero, fuga di capitali all’estero, insomma: tanti soldi, poche tasse e niente scandalo (come diceva una famosa canzone di De Gregori). Cosa potrà mai fare il redditometro o uno studio di settore se tali pseudo aziende non esistono e non aprono neanche le posizioni INPS/INAIL e IVA? converrà sempre più guardare la “ricetta USA” contro l’evasione fiscale a questo punto. Caro Dvd, mi dai per favore qualche riferimento (articolo di giornale o quant’altro) sulla questione “Slovenia”? come vorrei vedere il mio paese con il benessere che merita da sempre, con la meritocrazia (sempre meno riconosciuta nelle aziende e nella vita di tutti i giorni)!!!

  6. dvd scrive:

    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2011/27-settembre-2011/fuga-fiscale-venetisti-aprono-dieci-conti-correnti-slovenia-1901650115380.shtml

    ci sono però anche tanti altri segnali oltre a questo.

    il senso di quello che voglio dire io è che se anche il piccolo inizia a “concepire” simili strategie che non sono certo adatte alla sua tipologia produttiva e/o imprenditoriale in genere c’è di cui preoccuparsi seriamente per me.
    Sia chiaro che non è un fenomeno del solo “ricco (o ex ricco) nord” ma ritengo che sia tipico anche del sud per chi ha la stessa “esigenza” imprenditoriale del collega del nord, penso all’Albania o a Malta ad esempio.

  7. renato scrive:

    Scusate tanto.
    Ma una società che deve riscuotere per es. 100.000,00 euro da clienti che non pagano viene pignorato?
    Se un società per recuperare i 100.000,00 con leggi odierna impiega, quando va bene, 3-4 anni
    come fa a pagare in 60gg. l’agenzia delle entrate?
    SIAMO ROVINATI!!!!!! e questo non è questione di politica,… è questione di “teste malate”. auguri carissimi

  8. rosa scrive:

    con i nuovi avvisi esecutivi se non si paga subito si avrà “morte Certa” (ooooppss: pignoramento – in termini più eleganti). d’altronde anche prima con l’art. 48 bis del DPR 602/72 le pubbliche amministrazioni avevano/hanno tuttora l’obbligo di pagare i propri beneficiari non prima aver verificato con Equitalia le pendenze (cartelle non pagate) del malcapitato. Quindi: il povero contribuente dovrà comunque aspettare anni prima della riscossione del proprio credito con la pubblica Amministrazione, se invece è lui che deve i soldi all’erario allora entrerà di sicuro nel girone infernale Equitalia (vedi compensi di riscossione raddoppiati di cui non si avrà MAI il rimborso). L’unica cosa che possiamo fare è ricorrere alla Corte Europea, qualcuno ha qualche altra soluzione?

  9. federico scrive:

    sì pagare le tasse come tutti noi cara rosa disperata.

  10. rosa scrive:

    ma non è quella la questione, Federico, il problema sorge quando con gli avvisi di accertamento (siamo tutti passibili di verifica, anche se le tasse le paghi) si entra nel girone infernale di EQUITALIA, quindi ci si trova a pagare comunque, tanto poi dicono che verrà rimborsato tutto a contenzioso terminato. Tutto tranne i famigerati esosissimi compensi di riscossione Equitalia, quelli non te li ridarà nessuno.

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